Linfoma follicolare recidivato / refrattario: Tafasitamab associato a Rituximab e Lenalidomide. Analisi dei sottogruppi nello studio inMIND
inMIND è uno studio multicentrico internazionale, in doppio cieco, controllato con placebo, che ha valutato la potenziale attività sinergica dell’aggiunta di Tafasitamab a Lenalidomide e Rituximab, e la sicurezza nei pazienti di almeno 18 anni con linfoma follicolare e linfoma della zona marginale recidivati o refrattari<,br>
Lo studio ha arruolato pazienti affetti da linfoma follicolare o linfoma della zona marginale di grado da 1 a 3A e aver già effettuato almeno una precedente linea di terapia, comprendente un anticorpo monoclonale anti-CD20, avere un performance status ( PS ) ECOG da 0 a 2 e non essere stati esposti in precedenza a Rituximab più Lenalidomide.
I pazienti sono stati assegnati secondo un rapporto 1:1 al braccio sperimentale ( tripletta ) o al braccio di controllo ( doppietta ).
Nel braccio sperimentale i pazienti sono stati trattati con Tafasitamab 12 mg/kg di per via endovenosa ogni settimana per i primi 3 cicli, poi ogni 2 settimane per i cicli dal 4 al 12, più Lenalidomide 20 mg/die per os nei giorni da 1 a 21 per 12 cicli e Rituximab 375 mg/m2 per via endovenosa una volta alla settimana per il primo ciclo e una volta al mese per i cicli dal 2 al 5. Nel braccio di controllo i pazienti hanno ricevuto un placebo per via endovenosa con la stessa schedula di Tafasitamab più Lenalidomide e Rituximab.
L’endpoint primario dello studio era la sopravvivenza libera da progressione ( PFS ). Gli endpoint secondari chiave includevano il tasso di risposta completa alla PET nella popolazione FDG-avida e la sopravvivenza globale ( OS ). Altri endpoint secondari includevano la sopravvivenza libera da progressionevalutata da IRC, il tasso di risposta obiettiva ( ORR ), la durata della risposta ( DoR ), la sicurezza, la qualità di vita e la malattia minima residua ( MRD ). Gli endpoint esplorativi includevano il tempo al trattamento successivo ( TTNT ), il recupero delle cellule B, i livelli di immunoglobuline e l’espressione di CD19.
Tutti gli endpoint dello studio sono stati valutati dagli sperimentatori, salvo diversamente specificato. Lo studio era dimensionato per valutare la sopravvivenza libera da progressione nella popolazione con linfoma follicolare, con avvio dopo che si sono registrati 174 eventi valutati dagli sperimentatori.
Complessivamente sono stati randomizzati 548 pazienti e al momento dell’analisi 51 ( 18,7% ) nel braccio Tafasitamab e 42 ( 15,3% ) nel braccio placebo erano ancora in trattamento, e rispettivamente 244 (89,4%) e 229 (83,3%) erano ancora nello studio; inoltre, il numero mediano di cicli ricevuti è stato pari a 12 con tafasitamab contro 11 con il placebo.
L’età mediana dei pazienti era di 64 anni ( intervallo: 31-88 ) e il 19,7% dei pazienti aveva almeno 75 anni. Il tempo mediano trascorso dalla diagnosi iniziale era di 5,3 anni ( intervallo: 0,0-34,0 ) e la maggior parte dei pazienti ( 68,1% ) aveva un performance status ( PS ) ECOG pari a 0. La maggior parte aveva anche una malattia on stadio III o IV secondo la classificazione di Ann Arbor ( 81,4% ), una malattia di grado 1 o 2 ( 74,1% ) e un punteggio FLIPI ( Follicular Lymphoma International Prognostic Index ) da 3 a 5 ( 52,4% ). La diagnosi di linfoma follicolare era stata confermata dall’esame istologico centrale nel 92,2% dei casi.
Per quanto riguarda la storia del trattamento, la maggior parte dei pazienti aveva effettuato una precedente linea di terapia (54,7%), entro 2 anni dall’esecuzione dell’ultima terapia anti-linfoma (55,5%) e aveva una malattia che era recidivata durante l’ultima terapia (56,9%).
Il beneficio dell’aggiunta di Tafasitamab alla doppietta R2 ( Rituximab e Lenalidomide ) è stato riscontrato in tutti i sottogruppi prespecificati, indipendentemente da POD24 ( progressione della malattia entro 24 mesi dalla diagnosi iniziale ) o meno, dalla refrattarietà o meno agli anticorpi anti-CD20 assunti in precedenza e dal numero di precedenti linee di terapia.
Nei pazienti con POD24, la sopravvivenza mediana libera da progressione è risultata di 19,2 mesi ( IC 95%, 13,8-NE ) con la tripletta contro 11,3 mesi ( IC 95% 8,3-13,6 ) con la doppietta ( HR 0,43; IC al 95% 0,27-0,69 ), mentre nei pazienti senza POD24, la sopravvivenza mediana senza progressione è risultata di 23,6 mesi ( IC 95%, 22,3-NE ) contro 16 mesi ( IC 95% 13,3-21,4 ), rispettivamente ( HR 0,45; IC 95%, 0,31-0,65 ).
Nei pazienti refrattari alla terapia con anti-CD20, la sopravvivenza mediana libera da progressione è risultata di 15 mesi ( IC 95% 14,1-25,1 ) nel braccio sperimentale contro 8,6 mesi ( IC 95% 7,9-11,6 ) nel braccio di controllo ( HR 0,44; IC 95% 0,30-0,65 ). Nei pazienti non-refrattari alla terapia con anticorpi anti-CD20, la sopravvivenza mediana libera da progressione è risultata di 24 mesi ( IC 95%, 22,3-NE ) contro 18,2 mesi ( IC 95%, 14,4-NE ), rispettivamente con i regimi sperimentali e di controllo ( HR 0,44; IC 95% 0,28-0,68 ).
Per quanto riguarda la risposta nella popolazione FDG-avida, il tasso di risposta completa alla PET è risultato del 49,4% ( IC 95%, 43,1%-55,8% ) nel braccio sperimentale contro 39,8% ( IC 95%, 33,7%-46,1% ) nel braccio di controllo ( odds ratio, OR 1,5; IC 95%, 1,04-2,13; P = 0,0286 ).
Nella popolazione intention-to-treat ( ITT ), il tasso di risposta obiettiva è risultato dell’83,5% ( IC 95%, 78,6%-87,7% ) nel braccio assegnato a Tafasitamab contro 72,4% ( IC 95%, 66,7%-77,6% ) nel braccio placebo ( OR 2; IC 95% 1,30-3,02; P = 0,0014 ).
Anche la durata della risposta è risultata superiore con la tripletta rispetto alla doppietta, con una mediana rispettivamente di 21,2 mesi ( IC 95%, 19,5-NE ) versus 13,6 mesi ( IC 95%, 12,4-18,6 ) ( HR 0,47; IC 95% 0,33-0,68; P minore di 0,0001 ).
L’aggiunta di Tafasitamab al regime R2 ha permesso anche di ritardare il ricorso a una terapia successiva. Infatti, al momento dell’analisi il TTNT mediano non era ancora stato raggiunto con la tripletta ( IC 95%, NE-NE ), mentre è risultato di 28,8 mesi ( IC 95%, 20,7-NE ) con la doppietta ( HR 0,45; IC 95%, 0,31-0,64; P minore di 0,0001 ).
L’analisi della sopravvivenza globale sarà effettuata dopo un periodo di follow-up di 5 anni, ma per confermare che la soglia di futilità non fosse stata superata, è stata condotta un’analisi preliminare della sopravvivenza, con un follow-up mediano di 15,3 mesi. I dati hanno indicato che la soglia non era stata superata, con una mediana di sopravvivenza globale non ancora raggiunta né per la tripletta ( IC 95%, 27,9-NE ) né per la doppietta ( IC 95%, NE-NE ), ma con una tendenza positiva per il braccio sperimentale ( HR, 0,59; IC 95%, 0,31-1,13 ). ( Xagena_2024 )
Fonte: American Society of Hematology ( ASH ) Meeting, 2024
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